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mercoledì 17 giugno 2009

Discariche italiane in 2 anni piene

20:32 - CRONACA- 16 GIU 2009
Rifiuti,Assoambiente:Emergenza discariche,in 2 anni saranno piene


Il 47% degli urbani e il 44% degli speciali

Roma, 16 giu. (Apcom) - Tra due anni le discariche non potranno accogliere più rifiuti. E l'Italia è molto vicina all'emergenza. Lo afferma Fise-Assoambiente nel suo rapporto su "Gli impianti per il trattamento dei rifiuti in Italia". Gli impianti della penisola raggiungeranno i limiti autorizzati e non potranno, salvo eventuali nuove autorizzazioni o ampliamenti delle capacità esistenti, accogliere ulteriori quantità di rifiuti. In ogni caso "siamo in ritardo". Rischia così di allargarsi la situazione emergenziale vissuta recentemente da diverse regioni. Occorre "individuare e progettare tempestivamente soluzioni di smaltimento alternative". Nella ricerca, curata dalla Fondazione sviluppo sostenibile, l'associazione che in Confindustria rappresenta le aziende che operano in campo ambientale, ha messo al setaccio gli impianti di trattamento dei rifiuti presenti in Italia, evidenziando come, tra le diverse modalità di gestione, il conferimento in discarica ricopra ancora un ruolo dominante sia per i rifiuti urbani (47%), sia per quelli speciali, pericolosi e non (44%). Considerando il ricorso continuo a questa forma di smaltimento dei rifiuti, "a breve - scrive Assoambiente - l'Italia dovrà fare i conti con l'esaurimento delle capacità residue disponibili". In assenza di necessarie soluzioni alternative "non sarà possibile gestire a livello nazionale i rifiuti non avviabili al riciclo (circa 59,3 milioni di tonnellate nel 2007) e quelli prodotti al termine dei processi stessi del riciclo". Un ulteriore "campanello d'allarme", illustrato dalla ricerca, riguarda i tempi amministrativi e tecnici per realizzare non solo nuove discariche (nella peggiore delle ipotesi), ma eventualmente anche sistemi a tecnologia complessa, come, ad esempio, gli impianti di incenerimento. Sulla base delle esperienze sino ad oggi registrate, la tempistica media per la progettazione e messa in funzione di un impianto va da un minimo di quattro anni a un massimo di quasi sei. Il Paese si trova quindi "già oggi in notevole ritardo per la programmazione di soluzioni alternative o di potenziamento delle attuali capacità di smaltimento". Dal Rapporto emerge, inoltre, una forte disomogeneità nella distribuzione degli impianti di smaltimento sul territorio nazionale. La percentuale dei rifiuti, urbani e speciali, avviati all'incenerimento in Italia è pari al 12%, ben al di sotto della media riscontrata in ambito europeo (oltre 20%). La capacità di recupero energetico dei termovalorizzatori, distribuita in modo disomogeneo sul territorio nazionale (69,8% al Nord, 14,6% al Centro e 15,6% al Sud) non consente ampi margini di ulteriore sfruttamento, in particolare al Nord dove la capacità annua disponibile è utilizzata, soprattutto per i rifiuti urbani, per oltre il 90%. Al Centro e al Sud, dove la capacità utilizzata per i rifiuti urbani scende rispettivamente al 72% e al 42%, il quantitativo di rifiuti avviati a questo trattamento è significativamente inferiore rispetto alle quantità gestite in discarica, a causa soprattutto del minor costo di conferimento. Gli impianti di recupero dei rifiuti sono 6.404, con una capacità di trattamento autorizzata annua di 150,8 milioni di tonnellate, distribuite "in modo disomogeneo in ambito nazionale". Sul settore del riciclo gravano oggi numerosi fattori che ostacolano un'ulteriore crescita. I motivi sono legati non solo alla necessità di migliorare la qualità delle raccolte differenziate e allo sviluppo tecnologico degli impianti di riciclo, ma soprattutto alle difficoltà di potenziamento degli sbocchi di mercato per le materie prime secondarie, in particolare nell'attuale momento di crisi dei mercati e di crollo delle quotazioni dei materiali. "Per evitare future probabili situazione di emergenza - sostiene Pietro Colucci, presidente di Fise Assoambiente - è necessario promuovere un sistema impiantistico integrato, generazionale (almeno 20 anni), supportato da un quadro normativo stabile ed omogeneo, caratteristica fondamentale per garantire i necessari investimenti. A ciò si deve aggiungere una regolazione del mercato che favorisca lo sbocco dei materiali riciclati, per evitare la sottoutilizzazione delle capacità autorizzate, il blocco dello sviluppo di processi tecnologici e il mancato raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio fissati in ambito europeo".

giovedì 6 marzo 2008

Abbiategrasso: Conferenza sui rifiuti

RIFIUTI: NESSUNA ALTERNATIVA ALL’INCENERITORE?


Da qualche settimana stampa ed Amministratori locali sono tornati a parlare di inceneritore, certi del fatto che l’unica soluzione alla gestione dei rifiuti sia quella di bruciarli.
Noi della Rete dei Gruppi di Acquisto Solidale dei Fontanili, convinti che l’argomento riguardi tutti i Cittadini ed il territorio, abbiamo riflettuto insieme sulla questione, ragionando circa l’opportunità o meno che ad Abbiategrasso entri in funzione un inceneritore.
Non identificandoci in alcun “comitato per il NO”, ma cercando di essere propositivi e costruttivi, abbiamo fatto tesoro delle nostre riflessioni e dei nostri dubbi dai quali sono scaturite idee e, soprattutto, proposte.
Abbiamo constatato che la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti ad Abbiategrasso resta al di sotto del 20% (percentuale più bassa tra tutti i Comuni della Provincia di Milano, Milano compresa), mentre la normativa fissa obiettivi diversi (65% entro l’anno 2012) ed i Comuni limitrofi più virtuosi effettuano la raccolta differenziata porta a porta, raggiungendo una percentuale media del 57%.
Ad Abbiategrasso la raccolta si effettua con cassonetti stradali, sistema poco efficace nell’intercettare i diversi flussi di materiali (carta, plastica, vetro, mentre l’umido non viene differenziato), sistema che incentiva il fenomeno delle piccole discariche stradali, con conseguenze igieniche ed estetiche.
Abbiamo riflettuto sul tipo di impianto previsto (progetto di AMAGA del 2003): un gassificatore con il quale, dalla combustione dei rifiuti, si produce una miscela di gas che a sua volta deve essere bruciata per produrre energia (tecnologia sperimentale, che funziona su materiali omogenei, ma poco affidabile nel trattare rifiuti urbani, come hanno dimostrato le fallimentari esperienze già attuate in Italia). Rimarrebbe poi il problema delle scorie e delle ceneri prodotte che, classificate come rifiuti speciali, necessitano lo smaltimento in apposite discariche.
Analizzando i costi di costruzione e gestione, sorgono poi dubbi sulla reale sostenibilità economica di un simile impianto (data anche l’abrogazione del sostegno statale sull’energia elettrica prodotta dagli inceneritori): per avere un effettivo guadagno, l’impianto rischierebbe di dover bruciare rifiuti più convenienti (rifiuti speciali quali, ad esempio, gli ospedalieri).
Noi sosteniamo che sarebbe più opportuno puntare sulla raccolta differenziata porta a porta, piuttosto che sul gassificatore, e riflettere sulla possibilità di creare un nuovo comparto produttivo legato alla selezione e valorizzazione dei materiali raccolti, ubicato nel sito previsto per l’inceneritore, ad impatto ambientale pressoché nullo (senza alcun tipo di emissione). Esperienze virtuose di questo tipo esistono e funzionano (è il caso del Centro Riciclo Vedelago in Provincia di Treviso).
Per continuare a riflettere e incoraggiare proposte virtuose, invitiamo i Cittadini interessati a partecipare all’incontro organizzato dal nostro Gruppo, che si terrà ad Abbiategrasso Venerdì 7 Marzo alle 21.00.
Parteciperà Roberto Cavallo, esperto di gestione dei rifiuti e organizzatore di sistemi di raccolta differenziata. Sono invitati ad intervenire Amministratori locali e Responsabili dei servizi di gestione dei rifiuti.

-> Qui il volantino

Maggiori informazioni (programma e luogo nel quale si svolgerà l’incontro) sono disponibili sul sito internet www.retegasfontanili.it


Rete GAS dei Fontanili