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lunedì 12 gennaio 2009

Consumismo: La TV al plasma come un SUV del salotto

TELEVISIONI
"Non comprate tv al plasma Inquinano come dei Suv"
Iniziativa ambientalista del governo inglese in merito a questa tecnologia per i grandi schermi.

LONDRA - Li chiamano "i 4x4 del salotto": sono i televisori giganti al plasma, il cui schermo piatto da 50 pollici in su occupa tutta, o quasi, una parete. Come i fuoristrada che inquinano l'ambiente, ora anche queste mega-tivù sono nel mirino degli ambientalisti: consumano troppa energia, quattro volte di più di un tradizionale televisore e più del doppio di uno delle stesse dimensioni a cristalli liquidi. Perciò il governo laburista di Gordon Brown ha deciso di metterli al bando come mossa contro il cambiamento climatico, secondo quanto hanno anticipato fonti ufficiali al quotidiano Independent.

L'iniziativa fa parte di una più ampia lotta alle tivù che consumano in modo eccessivo: l'Unione Europea sta finalizzando i dettagli di un nuovo regolamento che obbligherà a rispettare degli standard minimi per tutti i televisori. I modelli più spreconi verranno gradualmente mandati in pensione, e il resto riceverà etichette che indicheranno chiaramente il consumo di energia in modo da permettere agli acquirenti di identificare i più e i meno efficienti dal punto di vista del risparmio energetico. Un piano che prende ad esempio misure simili entrate in vigore in tutta Europa per i frigoriferi e per altri elettrodomestici, risultato in un considerevole risparmio di energia nel corso dell'ultimo decennio.

Il problema è che negli ultimi trent'anni, nel Regno Unito come nel resto d'Occidente, il numero degli elettrodomestici e dei gadget elettronici in una casa media è quasi triplicato, passando da 17 a 47. Là dove una volta c'erano solo il ferro di stiro, l'aspirapolvere, la lavatrice e un televisore per tutta la famiglia, ora si aggiungono congegni di ogni tipo, dagli scanner agli allarmi, dalla macchina per fare il caffè e il cappuccino ai computer e alle console di videogiochi. Per tacere delle tivù, che si sono moltiplicate al punto che oggi nelle abitazioni di questo paese ce ne sono 60 milioni, una per ogni membro della popolazione, inclusi i neonati e chi la televisione non la guarda mai. L'ammontare di energia necessario per far funzionare questa esplosione di elettrodomestici è più che raddoppiato nel medesimo periodo di tempo, e gli esperti calcolano che crescerà di un altro 12 per cento nei prossimi quattro anni.

Il boom in televisori a schermo piatto, così come quello in televisori sempre più grandi, contribuisce all'aumento del consumo energetico. Perciò il governo ha ora deciso di intervenire con un divieto per le tivù al plasma più grandi, le "4x4 del living-room" appunto. Un televisore al plasma da 50 pollici può consumare 822 kilowatt per ora, contro i 350 di un televisore a cristalli liquidi della stessa grandezza e i 322 di un tradizionale televisore a tubo catodico. Un grosso modello al plasma può consumare quattro volte più elettricità del più grande modello catodico, ed essere responsabile dell'emissione di quattro volte tanto ossido di carbonio. La campagna per ridurre il consumo energetico della tivù include l'ammonimento di non spegnere i televisori col telecomando, ma con il tasto sulla tivù, in modo da staccare completamente l'energia: di notte, con lo schermo buio, i "fuoristrada da salotto" continuano a sprecare elettricità.

(12 gennaio 2009)
http://www.repubblica.it/





Plasma TVs have been dubbed the '4x4s of the living room' because of their energy wastage
Giant plasma TVs face ban in battle to green Britain
New rules will phase out energy-guzzling flatscreen televisions as the EU brings its climate campaign to the living room

By Geoffrey Lean and Jonathan Owen
Sunday, 11 January 2009
Plasma TVs have been dubbed the '4x4s of the living room' because of their energy wastage


Energy-guzzling flatscreen plasma televisions will soon be banned as part of the battle against climate change, ministers have told The Independent on Sunday.

"Minimum energy performance standards" for televisions are expected to be agreed across Europe this spring, they say, and this should lead to "phasing out the most inefficient TVs". At the same time, a compulsory labelling system will be drawn up to identify the best and worst devices.

The moves, which follow last week's withdrawal of the 100W incandescent lightbulb, are part of a drive to slow the rapid growth of electricity consumption in homes by phasing out wasteful devices and introducing more efficient ones. Giant plasma televisions – dubbed "the 4x4s of the living room" – can consume four times as much energy as traditional TVs that used cathode ray tubes (CRTs).

Over the past 30 years, the number of electric appliances and gadgets in a typical home has almost trebled – from 17 to 47 – as a host of devices from scanners to security systems, cappuccino makers to computer game consoles have joined the more traditional kettles, irons, vacuum cleaners and cookers. And the number of televisions in homes has also grown rapidly; there are now 60 million of them, one for every person in the country.

The amount of power needed to run this electronic explosion has more than doubled in the same period, and the official Energy Savings Trust estimates that it will grow by another 12 per cent over the next four years.

The boom in flatscreen TVs, partly spurred by the digital changeover, is helping to fuel the increase, as is the growing size of the screens. The Department for Environment, Food and Rural Affairs (Defra) said last week: "In the past five years we have seen the main television in a household change from typically being a 24in to 32in CRT television to being a much larger flatscreen television, with screen sizes of between 32 and 42 inches becoming more and more common. Not surprisingly, this has seen the energy used by the main television in the house increase."

Different makes and models of television vary in their use of power, but a 42in plasma television may use some 822 kilowatt hours a year, compared to 350kWh by an LCD flat screen of the same size. A 32in CRT, the biggest available, would use 322kWh.

Power consumption goes up as the screens increase in size, so the trust says that a big plasma model could use four times as much electricity and be responsible for the emission of four times as much carbon dioxide as the biggest CRT; they now account for twice as much as a fridge-freezer.

Now European governments are finalising a mandatory EU regulation to set minimum standards for televisions. The worst performers will be phased out, and the rest will have to be labelled with energy ratings which, says Defra, "will make it easier for consumers to identify the most and least energy-efficient televisions available". The scheme is modelled on an existing one for fridges and other white goods which has greatly increased their efficiency over the past decade.

The EU has already agreed minimum standards for the electricity consumed in standby mode. Defra says this should cause a fourfold drop by early next year in the energy used by a TV when it has been switched off by remote control instead of the main switch. Similar steps are being taken in Australia and the United States; in the US, 275 million televisions gobble up as much electricity as is produced by 10 coal-fired power stations.

Manufacturers are responding by making their products greener. The best new plasma televisions now use one-third less energy than the average, and new LED televisions, which are more efficient, are being developed.

http://www.independent.co.uk/

martedì 4 marzo 2008

Tecnologia quanto mi costi

Secondo le stime dell’ONU, rese note dall’associazione ambientalista Greenpeace, vengono prodotti l’anno 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici.

di Francesco Bizzini
lunedì 3 marzo 2008

Un destino sconosciuto.
Il problema nasce quando si scopre che nel nostro continente solo il 25 percento di questi rifiuti finiscono in un ciclo di riciclaggio coerente ed efficiente.
Di certo, a livello mondiale, la colpa di questa negligenza è distribuibile a quasi tutte le latitudini.

Pure la stessa Unione Europea, soggetta a regolamentazioni molto rigide in materia, non ha in mano dei dati precisi su dove finisca più del 75 per cento dei rifiuti elettronici prodotti.
Negli States addirittura la percentuale potrebbe essere ancora superiore, fino a picchi dell'80 per cento, contando che oltretutto una quota dei rifiuti in questione viene esportata.
Chi per i noti attivisti dell’ambiente versa in una condizione tragica sono i continenti in via di sviluppo:

“Nei paesi di recente industrializzazione è quasi impossibile stimare la percentuale di rifiuti elettronici che sfugge a qualsiasi forma di trattamento o gestione”.

La tragedia ha quindi il volto dei poveri.
Infatti, per esempio, i lavoratori asiatici, forzati a disassemblare questi rifiuti a mani nude, sono i più esposti all’intossicazione derivante alla miscela dei composti chimici tossici che si celano nelle nostre tecnologie.
Sotto gli occhi di tutti c’è poi anche la breve vita della tecnologia moderna.
Il veloce ricambio delle nuove tecnologie diventa un involontario incentivo all’inquinare il pianeta se non s’interverrà con delle politiche di riciclo globale.

Gli attivisti di Greenpeace individuano non tanto i colpevoli, ma chi in futuro dovrebbe metterci seriamente gli occhi per vigilare:

“L'unica soluzione al problema dei rifiuti elettronici è il principio della responsabilità del produttore, quest’ultimi devono aumentare il loro impegno per raccogliere e trattare gli scarti correttamente, introdurre programmi volontari di ritiro dei prodotti in disuso e rimuovere le sostanze pericolose dai propri articoli già nel ciclo di produzione in modo da agevolare le operazioni di riciclo e recupero dei materiali in essi contenuti”.